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IdM, Orlandino Greco, meridionalista, sinistra, destra

I partiti in Italia, concepiti come luoghi della militanza e fucina di politici e amministratori illuminati, non esistono più o per la maggiore sono in agonia da diverso tempo, un tempo che in molti riconduciamo alla celebre inchiesta di Tangentopoli negli anni ‘90. Una trasformazione, quella dei partiti, che ha determinato la nascita di aggregati liquidi e leaderistici, la prima grande e preoccupante disfunzione della nostra democrazia, a cui ha fatto seguito il deterioramento e la perdita di credibilità delle istituzioni liberali. Basti pensare allo svilimento dei Parlamenti, con i singoli deputati che, una volta eletti attraverso liste bloccate, sono sovente invisibili o insignificanti, considerati tuttalpiù come pedine di una manovra funzionale alla fedeltà al leader o al brand che, di fatto, li nomina in Parlamento. Quello dei partiti ‘non-partiti’, dei comitati elettorali, legati a bolle di consenso generate alternativamente da presunti leader, o da fenomeni mediatici in voga, è un orientamento che emerge in tutta Europa e, in gran parte, nell’Occidente. È un fenomeno che si caratterizza nell’inversione del rapporto tra idee e consenso: non si discute più delle idee sulle quali ottenere consenso ma si costruiscono nell’immaginario collettivo idee e nemici funzionali al consenso da ottenere.
Un’organizzazione politica che ha come obiettivo la vita democratica del Paese e dello Stato, non può considerare le regole democratiche e i processi decisionali o di formazione e selezione della classe dirigente come delle perdite di tempo. E’ destinata, quell’organizzazione, unicamente alla produzione bruta e materialista di un contenuto falsato o basato su antichi stereotipi, spesso non adattabili al contesto in cui viviamo ma che intercettino consenso al solo fine di occupare il potere, tralasciando l’importanza della forma in uno Stato di Diritto.

 

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