FEMMINICIDIO: finalmente un svolta!

Un’attesa infinita. Una battaglia di dignità durata troppo, che ha visto scorrere tempo, dolore e nomi: quelli delle tante vittime di un sistema normativo che non riusciva a riconoscere nella sua specificità la violenza più radicale e disumana che possa esistere. Ma oggi, finalmente, possiamo dirlo: meglio tardi che mai.

Il disegno di legge appena approvato, che introduce il reato autonomo di femminicidio, rappresenta un passaggio epocale. Non solo dal punto di vista giuridico, ma anche e soprattutto da quello culturale. Perché sancisce una volta per tutte che uccidere una donna per odio, per possesso, per rifiuto, per volontà di dominio o per il solo fatto che è donna è un crimine contro l’umanità, e come tale va punito. Con l’ergastolo.

È un segnale forte, netto, che arriva finalmente dalle istituzioni. Un segnale che intercetta una domanda di giustizia che nasce da lontano e che, troppo spesso, è rimasta senza risposta. Quella giustizia che non può più permettere che chi distrugge la vita di una donna continui a vivere indisturbato tra noi, con pene minime e con l’arroganza di chi crede che tutto sia lecito, anche la sopraffazione.

Italia del Meridione Donne guarda a questa legge con orgoglio e profonda soddisfazione. Perché è anche il risultato di anni di battaglie portate avanti da donne, madri, sorelle, associazioni, attiviste, che non si sono mai arrese. La condividiamo totalmente perché è una legge che finalmente difende davvero le donne, punisce chi le annienta e soprattutto afferma un principio sacrosanto: non esiste amore dove c’è violenza. Non esiste relazione dove c’è possesso. Non esiste civiltà dove c’è femminicidio.

Ora serve che questa legge viva, venga applicata con rigore e accompagnata da politiche educative, sociali e culturali capaci di cambiare il paradigma: non più donne da proteggere, ma donne libere, rispettate, centrali nella costruzione di una società più giusta.

Italia del Meridione Donne continuerà ad esserci, a vigilare, a lottare. Perché ogni donna sia viva. E libera. Sempre.

Caterina De Rose

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