Avv. Felicia Tiesi: “Separazione delle carriere: verso una giustizia più imparziale e autonoma.”

Attualmente, in Italia, i magistrati appartengono a un unico ordine: ciò significa che chi esercita la funzione di Pubblico Ministero (PM), ovvero la funzione requirente, e chi svolge la funzione giudicante, ossia il Giudice, condividono lo stesso percorso professionale e possono, nel corso della carriera, passare da un ruolo all’altro.

La separazione delle carriere interviene proprio su questo punto, distinguendo nettamente i due percorsi: da un lato il Pubblico Ministero, che rappresenta l’accusa e svolge attività investigativa e requirente; dall’altro il Giudice, chiamato a decidere in modo imparziale.

Da questa distinzione deriva uno degli aspetti più rilevanti della riforma: il rafforzamento dell’imparzialità del Giudice. In un sistema separato, il Giudice si configurerebbe sempre più come un arbitro equidistante tra accusa e difesa, svincolato da qualsiasi forma di contiguità culturale o professionale con il Pubblico Ministero.

Oggi, infatti, l’appartenenza allo stesso ordine e la presenza di correnti interne alla Magistratura possono generare una percezione — se non un rischio concreto — di vicinanza tra Giudice e PM, visti talvolta come appartenenti a una medesima “famiglia professionale”. La separazione delle carriere mira a superare questa criticità, rafforzando la terzietà del Giudice e la fiducia dei cittadini nel sistema.

Un ulteriore punto cardine riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno della magistratura. La riforma prevede il suo sdoppiamento: un CSM per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti. Una divisione che avrebbe effetti diretti anche sul sistema delle nomine e delle valutazioni.

In questo contesto si inserisce il tema del sorteggio, inteso come meccanismo volto a ridurre il peso delle correnti interne. Il sorteggio dei componenti contribuirebbe a limitare le dinamiche di appartenenza e a spezzare quei legami che, nel tempo, hanno alimentato logiche di gruppo e possibili condizionamenti.

Un Giudice non più legato al consenso delle correnti o al voto dei colleghi, ma selezionato anche attraverso criteri casuali, potrebbe sentirsi più libero da pressioni esterne e gerarchiche, rafforzando così la propria autonomia decisionale.

Infine, la riforma tocca anche il sistema disciplinare, con l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, chiamata a giudicare i magistrati. Un ulteriore passo verso la definizione di un sistema più trasparente e distinto, in cui le responsabilità siano chiaramente individuate e valutate da un organo dedicato.

La separazione delle carriere, dunque, non rappresenta soltanto una modifica organizzativa, ma una trasformazione profonda dell’equilibrio tra Accusa e Giudizio, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore imparzialità, autonomia e credibilità alla giustizia.

Avv. Felicia Tiesi
Membro della segreteria provinciale Italia del Meridione

Nel dibattito sulla riforma della giustizia, uno dei temi centrali è rappresentato dalla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Una questione complessa, ma fondamentale per comprendere quale modello di giustizia si intenda costruire per il futuro del Paese.

Attualmente, in Italia, i magistrati appartengono a un unico ordine: ciò significa che chi esercita la funzione di Pubblico Ministero (PM), ovvero la funzione requirente, e chi svolge la funzione giudicante, ossia il Giudice, condividono lo stesso percorso professionale e possono, nel corso della carriera, passare da un ruolo all’altro.

La separazione delle carriere interviene proprio su questo punto, distinguendo nettamente i due percorsi: da un lato il Pubblico Ministero, che rappresenta l’accusa e svolge attività investigativa e requirente; dall’altro il Giudice, chiamato a decidere in modo imparziale.

Da questa distinzione deriva uno degli aspetti più rilevanti della riforma: il rafforzamento dell’imparzialità del Giudice. In un sistema separato, il Giudice si configurerebbe sempre più come un arbitro equidistante tra accusa e difesa, svincolato da qualsiasi forma di contiguità culturale o professionale con il Pubblico Ministero.

Oggi, infatti, l’appartenenza allo stesso ordine e la presenza di correnti interne alla Magistratura possono generare una percezione — se non un rischio concreto — di vicinanza tra Giudice e PM, visti talvolta come appartenenti a una medesima “famiglia professionale”. La separazione delle carriere mira a superare questa criticità, rafforzando la terzietà del Giudice e la fiducia dei cittadini nel sistema.

Un ulteriore punto cardine riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno della magistratura. La riforma prevede il suo sdoppiamento: un CSM per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti. Una divisione che avrebbe effetti diretti anche sul sistema delle nomine e delle valutazioni.

In questo contesto si inserisce il tema del sorteggio, inteso come meccanismo volto a ridurre il peso delle correnti interne. Il sorteggio dei componenti contribuirebbe a limitare le dinamiche di appartenenza e a spezzare quei legami che, nel tempo, hanno alimentato logiche di gruppo e possibili condizionamenti.

Un Giudice non più legato al consenso delle correnti o al voto dei colleghi, ma selezionato anche attraverso criteri casuali, potrebbe sentirsi più libero da pressioni esterne e gerarchiche, rafforzando così la propria autonomia decisionale.

Infine, la riforma tocca anche il sistema disciplinare, con l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, chiamata a giudicare i magistrati. Un ulteriore passo verso la definizione di un sistema più trasparente e distinto, in cui le responsabilità siano chiaramente individuate e valutate da un organo dedicato.

La separazione delle carriere, dunque, non rappresenta soltanto una modifica organizzativa, ma una trasformazione profonda dell’equilibrio tra Accusa e Giudizio, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore imparzialità, autonomia e credibilità alla giustizia.

Avv. Felicia Tiesi
Membro della segreteria provinciale Italia del Meridione

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